A Cagliari, 60 anni dopo

Una visita sui luoghi della prossima Settimana sociale, incontrando le istituzioni locali e la stampa, per presentare l’evento. A compierla, martedì 7 marzo a Cagliari, una delegazione del Comitato scientifico e organizzatore e dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, guidati dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio. Quello della prossima Settimana sociale è un tema “cruciale per la vita del Paese”, ed è stata “significativa la scelta di Cagliari come città ospitante”, ha esordito mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato, introducendo gli incontri con il prefetto, il sindaco, il presidente della Regione con alcuni assessori, i vertici della Camera di commercio.

Rimarcando il “metodo sinodale” che dovrà animare le giornate dal 26 al 29 ottobre, come pure tutto il cammino che sta conducendo verso l’evento ecclesiale – cui parteciperanno circa 1.200 persone provenienti da tutt’Italia – il presule ha sottolineato come l’obiettivo sia portare a Cagliari “le attese della gente”, con una particolare attenzione al territorio che ospiterà la Settimana. “Di fronte a noi – ha precisato – non abbiamo una riflessione teorica, ma i drammi della gente, da chi non ha un lavoro a chi subisce il ricatto dello sfruttamento e del lavoro nero, o piange la perdita di una persona cara a causa dell’inquinamento o di un incidente sul lavoro”. Assieme alla denuncia, però, troverà spazio anche il racconto di “tante buone pratiche, espressione dei territori”, per giungere infine a “proposte concrete per il mondo economico, sindacale, politico”.

A fornire la prospettiva dall’Isola è stato invece il vescovo Miglio. “Per la Sardegna – ha detto – sarà un’occasione privilegiata per guardarci intorno e prendere coscienza delle risorse che abbiamo”, nonché “per stringere legami più forti con le altre regioni italiane”. Il presule ha convenuto come la Settimana sociale non voglia essere “un convegno di denuncia o unicamente teorico”, sterile lamento sulle difficoltà che ci sono e che la Sardegna vive in maniera particolare, ma anche un’occasione di proposta. E al riguardo, ha aggiunto, “proprio la Sardegna può offrire una serie di esempi, di buone pratiche, d’iniziative”.

Quindi, l’attenzione ai giovani sardi, affinché nella loro ricerca del lavoro e di un futuro “abbiano la libertà di partire o di restare”. E anche “quel 25% che non termina la scuola dell’obbligo”, ha osservato mons. Miglio citando i dati sulla dispersione scolastica, “per noi è un capitale umano”, con risorse che “che devono essere scoperte e valorizzate”.

Da parte delle istituzioni è giunto infine ampio consenso verso la Settimana, con vivo interesse verso la tematica che verrà affrontata, unitamente al compiacimento per il ritorno di un evento ecclesiale nazionale sull’Isola, a 60 anni dalla precedente Settimana sociale che si tenne, sempre a Cagliari, nel 1957.