Settimane Sociali (Pisa 2007) - In evidenza - Relazioni - Palazzani Laura  
Sabato 25 Maggio 2013
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Intervento

L’ideologia "Gender" come problema biopolitico 
 
1. Un percorso della biopolitica post-moderna: l’ideologia ‘gender’ contro la natura umana
Se per biopolitica nell’orizzonte della modernità si intende “gestione integrale della vita biologica da parte del potere” (F. D’Agostino, Le prospettive della biopolitica, § 2), da un lato riducendo la vita umana a vita biologica (in senso empirico) e dall’altro lato la politica ad esercizio di potere, l’uso dell’espressione biopolitica sta sempre più assumendo nell’orizzonte post-moderno una valenza sinteticamente riconducibile alla categoria della neutralità: la biopolitica diviene presa d’atto neutrale della prassi collettiva e regolamentazione biogiuridica che si limiti a garantire pubblicamente spazi di gestione privata individuale della vita e sulla vita; la biopolitica come conferimento all’individuo di un biopotere o potere di disponibilità sulla vita (nascita, morte, salute, malattia., sessualità).
Si tratta di uno scivolamento di significato che va da una biopolitica “massima” che pretendeva prepotentemente di gestire e controllare i processi vitali e le attività del corpo in senso collettivo ad una biopolitica “minimale” o “minimalista” (in una prospettiva liberale-libertaria) che minimizza il suo intervento massimizzando il potere dell’individuo di decisione sul proprio corpo. Si tratta di percorsi diversi che partono da una duplice riduzione comune: la riduzione della politica a potere (collettivo o individuale) e la riduzione della vita biologica ad oggetto del potere (collettivo o individuale). In entrambi i casi la biopolitica si allontana dalla natura umana che, svuotata di significato ontologico nell’orizzonte riduzionistico antimetafisico, da “presupposto” diviene “prodotto” della prassi (F. D’Agostino, § 2).

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