1. Un percorso della biopolitica post-moderna: lideologia ‘gender contro la natura umana Se per biopolitica nellorizzonte della modernità si intende gestione integrale della vita biologica da parte del potere (F. DAgostino, Le prospettive della biopolitica, § 2), da un lato riducendo la vita umana a vita biologica (in senso empirico) e dallaltro lato la politica ad esercizio di potere, luso dellespressione biopolitica sta sempre più assumendo nellorizzonte post-moderno una valenza sinteticamente riconducibile alla categoria della neutralità: la biopolitica diviene presa datto neutrale della prassi collettiva e regolamentazione biogiuridica che si limiti a garantire pubblicamente spazi di gestione privata individuale della vita e sulla vita; la biopolitica come conferimento allindividuo di un biopotere o potere di disponibilità sulla vita (nascita, morte, salute, malattia., sessualità).
Si tratta di uno scivolamento di significato che va da una biopolitica massima che pretendeva prepotentemente di gestire e controllare i processi vitali e le attività del corpo in senso collettivo ad una biopolitica minimale o minimalista (in una prospettiva liberale-libertaria) che minimizza il suo intervento massimizzando il potere dellindividuo di decisione sul proprio corpo. Si tratta di percorsi diversi che partono da una duplice riduzione comune: la riduzione della politica a potere (collettivo o individuale) e la riduzione della vita biologica ad oggetto del potere (collettivo o individuale). In entrambi i casi la biopolitica si allontana dalla natura umana che, svuotata di significato ontologico nellorizzonte riduzionistico antimetafisico, da presupposto diviene prodotto della prassi (F. DAgostino, § 2).