È centrato su i giovani, il mercato del lavoro e le tipologie contrattuali il contributo elaborato dalla presidenza provinciale delle Acli di Pavia in vista della prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Avendo presente le Scritture e la dottrina sociale della Chiesa e dopo aver analizzato le nuove tipologie contrattuali introdotte dalla Legge Biagi e la loro applicazione, le Acli pavesi giungono ad alcune considerazioni e proposte.
La questione giovanile, scrivono, appare strategica per recuperare posizioni sul piano dello sviluppo e della competitività e per costruire la società della conoscenza auspicata dallUnione Europea. Tuttavia la gioventù è una risorsa sempre più rara, ma non per questo adeguatamente valorizzata: occorre offrire una copertura sociale a tutti i giovani che oggi ne sono sprovvisti rivedendo la spesa sociale e bilanciando il sistema degli ammortizzatori sociali a favore della componente giovanile della forza lavoro perché non è più concepibile che l‘ammortizzatore sociale per eccellenza delle nuove generazioni debba essere il reddito della propria famiglia. In secondo luogo si registra un forte ritardo dellItalia nellistruzione e formazione professionale, che traspare dal ridotto numero di laureati e dalla difficile e lenta transizione dalla scuola al lavoro, che in Italia resta, per lo più, guidata da reti informali. Poi, la flessibilità. Da un lato la maggior flessibilità che la legge introduce in materia di contratti di lavoro, sia in ordine allingresso del lavoratore nel mercato del lavoro (superamento del vecchio e burocratico sistema di collocamento), sia in ordine alla sua uscita (contratti a tempo determinato, di inserimento ecc. che non vincolano il datore di lavoro ad un rapporto definitivo consentendogli, di fatto, un periodo di prova), può essere un fatto positivo se favorisce maggiori occasioni di lavoro ed accresce la maturazione professionale dei giovani anche perché un eccessivo ed ingiustificato garantismo in materia di lavoro che può produrre effetti di deresponsabilizzazione e parassitismo. Tuttavia la maggior flessibilità non deve però tradursi in una precarizzazione che lasci perennemente il lavoratore privo di certezze per il futuro e pertanto impossibilitato ad intraprendere un proprio progetto di vita anche familiare. Da qui la richiesta di un adeguato strumento contrattuale che si caratterizzi come forma di prima assunzione: un contratto unico di ingresso per i precari con un salario minimo legale e forme di rivalutazione annuale delle retribuzioni, che punti alla progressiva stabilizzazione dei rapporti di lavoro prevedendo, sin dall‘inizio, la configurazione di un contratto a tempo indeterminato con tutela progressiva della stabilità.