Partenza con numeri da record per la settimana sociale cesenate
"Don Luigi Ciotti è maestro e testimone. Per questo lo si ascolta con attenzione. Perché, come disse Paolo VI, l‘uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Così il vescovo di Cesena-Sarsina, Douglas Regattieri, ha accolto lunedì scorso il sacerdote fondatore del Gruppo Abele in una chiesa di SantAgostino gremita in ogni ordine di posti per lapertura della settima Settimana sociale diocesana.
La prima serata del ciclo di incontri organizzati dalla Commissione diocesana Gaudium et Spes, verteva sul tema "Educare alla legalità". Un soggetto che sembra calzare a pennello sulla figura di don Ciotti, impegnato da anni sul fronte antimafia con "Libera", rete che coordina oltre 1500 associazioni e gruppi locali. "Prima di parlare di giustizia e legalità - ha premesso don Ciotti - bisogna parlare di libertà. Il primo compito che ci affida la vita è liberare chi libero non è. Chi è senza lavoro, o perde il lavoro, non è una persona libera. Il cristiano, nel rispetto di tutti, deve battersi per difendere la libertà e la dignità di ciascuno. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza". In questo modo il concetto di libertà si salda a quello di giustizia. Giustizia che, a sua volta, si ritrova legata in un binomio imprescindibile alla legalità. La legalità da sola, infatti, si ridurrebbe a formale rispetto delle regole, mentre la giustizia senza leggi rischierebbe di trasformarsi in esercizio arbitrario: "Non bisogna confondere la legalità con la giustizia - ha proseguito don Ciotti - pensando che siano sinonimi. Legalità è la saldatura tra la giustizia e la responsabilità individuale. Oggi lItalia vive in un coma etico, ma sarebbe sbagliato puntare tutto sulle regole. Il fine ultimo resta quello della giustizia, realizzazione effettiva delluguaglianza. Le leggi sono solo un mezzo per realizzarla". Un richiamo alla responsabilità e allimpegno personale, in nome della giustizia sociale, che deve toccare nel profondo lanimo di ogni cristiano ed ogni cittadino: "Nessun cambiamento sarà mai possibile se non partiamo da noi stessi. Il passo successivo è quello di educare alla responsabilità. In una società, quella di oggi, che comunica molto ma si relaziona poco, lunità di misura devessere quella dellascolto e della reciprocità. Ognuno deve sentire il compito di educare, per combattere i peccati di superficialità, i tanti saperi di seconda mano che oggi imperversano". Una responsabilità personale che il magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia nel 1990, aveva ben presente quando scriveva nel suo diario: "Alla fine della vita nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili". Tutti questi temi si ritrovano nelle pagine dellultimo libro di don Ciotti "La speranza non è in vendita" (edizioni Giunti), pubblicato da pochi giorni. Se la speranza non si può comprare, le pillole di educazione civica di questo volume sono invece disponibili in tutte le librerie. Il prossimo appuntamento per la settimana sociale diocesana è per lunedì 14 novembre alle 21. Nella sala pinacoteca Biagio Dradi Maraldi della Cassa di Risparmio di Cesena, in via Tiberti, si parlerà di "Giustizia e bene comune". Relatore don Giancarlo Guerzoni, docente di Teologia Morale a Bologna.
Michelangelo Bucci
Pubblicato giovedì 10 novembre 2011 da www.corrierecesenate.com