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La cittadinanza responsabile   versione testuale

Istituto Bachelet, Ac, Fuci – Roma, 18 giugno 2010


“Il cammino verso la Settimana Sociale e la formazione alla cittadinanza responsabile” è stato il tema del seminario promosso dall’Istituto “Vittorio Bachelet”, dai giovani dell’Azione Cattolica, dalla Fuci e dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, che si è tenuto a Roma il 18 giugno. Al centro dei lavori, la presentazione del Documento preparatorio alla 46ª Settimana Sociale curata da Edoardo Patriarca, segretario del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, e la relazione su “Cittadinanza senza confini. Educare alla partecipazione” di Lorenzo Caselli, economista e docente all’Università di Genova. Poi gli interventi di Mariarosaria Petti (vicepresidente nazionale della Fuci) e Michele D’Avino (collaboratore centrale del Settore Giovani dell’Azione Cattolica Italiana), il dibattito e le conclusioni affidate a Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.
 
Il lavoro, la scuola e la formazione, la famiglia, il welfare sono gli ambiti nei quali “possiamo provare a costruire la cittadinanza” secondo Lorenzo Caselli. “Perché ci sia cittadinanza - ha spiegato l’economista - non basta enunciare regole e principi. Occorre sperimentarli. La convivenza non è soltanto frutto di pratiche cognitive: è piuttosto esperienza di vita, fatta di sentimenti, affettività, fantasia, rapporti interpersonali, amicizia. Non è sufficiente comprendere il bene, occorre anche volerlo. In questa prospettiva l’educazione alla cittadinanza responsabile costituisce un passaggio fondamentale”.
A portare l’attenzione sui giovani e la formazione è stata la vicepresidente nazionale della Fuci, Mariarosaria Petti, esprimendo la volontà di “vivere lo spazio e il tempo che ci è stato donato in pienezza, sporcandoci le mani, nel senso più alto dell’espressione, per accogliere le sfide e i cambiamenti che ci sono stati posti avanti”. Guardando allo stato dell’università in Italia (definito nel Documento preparatorio della Settimana Sociale “un’emergenza tanto grave quanto disattesa”), la vicepresidente degli universitari cattolici ha denunciato come negli anni si siano sedimentate “politiche di emergenza, che miravano a tamponare piuttosto che a curare”. Ora, però, “il nostro sistema d’istruzione diventa un campo dove iniziare quanto prima a lavorare”, senza “tagli continui e indiscriminati”, né “con una competizione politica al ribasso”. D’altronde, nel Paese “bisogna imparare a vedere i solchi del bene e prendersene cura”, ha rimarcato Michele D’Avino, riprendendo alcuni termini oggi in voga - la cricca, la casta, il crack, i diktat, l’aut aut - che danno la sensazione “di una guerra tra bande in cui la competizione si è spostata dal piano dell’essere a quello dell’apparire”.
 
 
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