Il pianeta che speriamo

Ambiente, lavoro, futuro

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La 49ª Settimana Sociale prende l’avvio da un’affermazione più volte ribadita da papa Francesco: “Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché «invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura»” (LS 117, cfr. anche n. 128).
Parole che aiutano a discernere i segni dei tempi. Come allo scoppio della questione sociale ha avuto un peso determinante, non solo per il mondo cattolico, l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII, così oggi l’enciclica Laudato si’ di Francesco assume un significato profetico e ne evidenzia tutta l’urgenza in termini di consapevolezza e di azioni coerenti. Mediante la prospettiva della “ecologia integrale”, indica una direzione valida dal punto di vista culturale, scientifico ed operativo per il futuro del nostro pianeta.
Tale direzione è capace di illuminare i diversi aspetti della crisi antropologica contemporanea, componendo quei temi che spesso vengono presentati in maniera conflittuale: sviluppo contro sostenibilità, crisi ambientale contro crisi sociale, dimensione globale contro quella locale. Per superare questi dualismi occorre un punto di vista più alto, di tipo culturale e spirituale, capace di abbracciare i vari aspetti che sono contemporaneamente in gioco. Ciò sarà possibile operando tutti insieme attraverso uno sguardo “contemplativo”, l’unico in grado di imprimere alla realtà umana, sociale, politica ed economica una direzione che componga aspetti vitali che da soli si presentano in termini conflittuali.

2. L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, nel solco del magistero sociale degli ultimi Pontefici e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo (cfr. LS 3-9), ha aperto un cammino di speranza per tutte le persone di buona volontà e per la casa comune che abitiamo.
La lode per l’opera della creazione e la profezia che ne denuncia le ferite ci indicano non solo una chiave di lettura, ma un cammino concreto pieno di speranza per il pianeta che vogliamo e per le persone che lo abitano. Nulla, né il singolo individuo con le sue esigenze, né la tecnica con le sue innovazioni, né le singole comunità politiche, con le loro istituzioni, possono pensarsi come elementi separati dall’insieme dell’ambiente circostante. In questione c’è dunque la costitutiva relazionalità (la cui centralità è spesso sottovalutata dalla cultura contemporanea) che, toccando il cuore della questione antropologica, coinvolge direttamente gli stili di vita delle persone e delle comunità così come le scelte di fondo di ordine politico ed
economico.
Siamo dentro una rete planetaria di influenze che può veicolare speranza o distruzione in ragione della prospettiva che si assume.
Lo scopo della prossima Settimana Sociale dei Cattolici italiani è dunque quello di offrire al nostro Paese una speranza fondata e operosa, a partire dalla chiave di lettura della “ecologia integrale” che ci propone “di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” (LS 3).

3. In tale prospettiva occorre soffermarci sulla intenzione più profonda dello sguardo contemplativo di San Francesco d’Assisi che, a partire dalla lode al Creatore, entra in comunicazione con tutto il creato fino a sentire il dovere di prendersi cura di tutto ciò che esiste, riconoscendo “la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà” (LS 12). Per cui “il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode” (ibid.). Lo è alla luce dalla sapienza cristiana basata sulla “Teologia della creazione”, che prende origine dall’azione della Trinità costituita da “relazioni sussistenti” piene di amore. Questa è la ragione ultima dell’unità dell’universo e dell’esigenza di comunione presente tra le persone.
Tutto è connesso significa che “tutto è in relazione” e che proprio tale relazione è costitutiva della realtà, non la creiamo noi, ma ci precede e ci spinge a riconoscerla e a difenderla quando la divisione interviene a deturparla e soprattutto a farla brillare in un rapporto fraterno tra di noi e con l’ambiente.
La dimensione profetica che si fa voce del “grido della terra e del grido dei poveri” (LS, 49), ci sollecita alla denuncia che precede l’impegno appassionato perché risplenda il volto ferito della realtà.

4. Dire creazione per la tradizione giudeo-cristiana è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si comprende, si gestisce. Ma la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre originata da un disegno di amore che ci spinge alla comunione e non alla rapina. Questa è la prospettiva tanto dell’Antico quanto del Nuovo Testamento.
Oggi l’intervento dell’essere umano sulla natura è dominato da interessi che mirano allo sfruttamento di tutto quanto è possibile estrarre dal mondo che ci circonda. Il potere e la volontà di dominio del soggetto sono all’origine del “paradigma tecnocratico” che sostiene l’idea di una crescita infinita e illimitata. Ciò senza tenere conto dei limiti del pianeta.
Una concezione che guasta anche i rapporti sociali che, invece di essere improntati alla solidarietà e al dono reciproco, sono plasmati dalla logica del dominio e dello sfruttamento. Così, invece di essere al servizio della persona, l’economia si trasforma in vero e proprio idolo, fino a diventare una “economia che uccide”. Ecco perché è falso pensare che tutte le problematiche del mondo, compresa quella della miseria, si risolveranno semplicemente con la crescita quantitativa. Il mercato, da solo, non è in grado di garantire lo sviluppo umano integrale, e soprattutto non è attento alle dinamiche necessarie per generare inclusione sociale, come già affermato da Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate. Quando l’uomo si sente al centro dell’universo, rifiutando ogni riferimento esterno alla sua propria azione, dà origine alla logica dell’usa e getta.

5. Nella cornice disegnata dalla Laudato si’, la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani si focalizzerà in modo particolare sul rapporto tra economia ed ecologia, tra ambiente e lavoro, tra crisi ambientale e crisi sociale. Ci ricorda il Papa nel già citato n. 49: “non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente”. Ed ancora: “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura” (LS 139). Le affermazioni di Papa Francesco sulla “ecologia umana” (LS 155) indicano un punto di vista non appena economico ed ecologico ma umano-spirituale.

6. La scelta di evidenziare un tale rapporto si accompagna alla scelta di Taranto come città in cui si svolgerà la prossima Settimana Sociale. Proprio la città pugliese è infatti luogo emblematico nel quale queste due dimensioni – quella dell’ambiente e quella del lavoro – sono state spesso vissute secondo un ingiusto conflitto. Qui sono eclatanti il “debito sociale” (LS 30) e ancor più il “debito ecologico” (LS 51) di cui parla Papa Francesco.
Ancora oggi, c’è chi afferma che le esigenze della difesa dell’ambiente e della salute debbano essere perseguite in modo unilaterale; ma questo acuirebbe i problemi occupazionali e sociali, specie in un contesto già vulnerabile come quello meridionale. Insieme a Taranto, secondo i dati dell’ISPRA del 2018, in Italia ci sono 41 siti SIN, cioè siti gravemente inquinati, ad elevato rischio sanitario. Questi fanno capo al Ministero dell’ambiente ed altri 17 sono a carico alle regioni. Il cammino urgente da percorrere è quello di una sostenibilità socio-ambientale
nella prospettiva di una vera “ecologia umana”.

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