Il pianeta che speriamo

Ambiente, lavoro, futuro

L’Italia (nel pianeta) che speriamo

L’Italia (nel pianeta) che speriamo

di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI

 

Partiamo dal fondo. L’Instrumentum laboris della Settimana sociale di Taranto (21-24 ottobre 2021) presenta in chiusura una serie di domande. Ciò significa che il cammino preparatorio è la risposta. Uno degli interrogativi invoca l’utilizzo di linguaggi musicali, artistici e poetici per veicolare il messaggio dell’ecologia integrale. Come a dire: il percorso verso Taranto è spirituale ed educativo. Non basta l’approccio esclusivamente scientifico e tecnocratico o economico, ma c’è da mettere in gioco l’immaginazione, le emozioni, il pensiero, la volontà, la percezione, le decisioni… Snocciolare dati e numero non motiva ancora al cambiamento. La bellezza, invece, affascina e attrae. È credibile. Convince.

Il documento porta il titolo della Settimana sociale: «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso». Fonte ispiratrice dichiarata è la Laudato si’, in un tentativo tutto italiano di farla entrare nelle scelte economiche, politiche, ecclesiali, associative, amministrative, personali della nostra vita. Si tratta di uno strumento che ha il solo scopo di mettere in cammino la comunità cristiana. Intende avviare processi di conversione auspicando l’ingresso nella transizione ecologica per disegnare l’Italia che speriamo. Il cammino di preparazione non rinuncia al dialogo con le culture presenti nel nostro Paese. La crisi della pandemia chiede, tra l’altro, un cattolicesimo capace di speranza: saremo all’altezza di questo compito? È tempo di annuncio e di testimonianza.

Possiamo sintetizzare i contenuti dell’IL in cinque tappe e in una esigenza di metodo. Per prima cosa, il testo propone l’incontro coi volti feriti (prima tappa) dalla crisi ambientale, sanitaria e sociale. Tutte le regioni sono segnate da conflitti ambientali a causa di discariche abusive, fiumi e falde acquifere inquinate, aree dismesse, consumo eccessivo di suolo, rifiuti tossici, industrie che sversano nelle acque, degradano terreni o avvelenano l’aria. Si generano da una parte tensioni e violenze, dall’altra silenzi omertosi e complicità imbarazzanti. Uno sbocco di soluzione è indicato nella spiritualità (seconda tappa), che sa assumere uno sguardo contemplativo sulla creazione. Non la fuga, ma l’immersione nella concretezza del mondo offre speranza. È così possibile trovare insieme la forza di affrontare i nodi da sciogliere (terza tappa): lo sfruttamento scriteriato dell’ambiente riguarda anche il nostro Paese e può essere vinto dalla cultura della cura. Questione ecologica e senso della giustizia vanno a braccetto. Non può mancare una vera antropologia delle relazioni: con Dio, con i fratelli e le sorelle, con il creato e con noi stessi. La tappa (quarta) «prova del nove» si chiama «transizione ecologica»: tale proposta dimostra che i cattolici italiani hanno visioni di futuro e sono disposti a condividerle. La transizione sarà concreta se saprà coinvolgere la finanza, offrire prospettive di lavoro e un modello di sviluppo differente. Non siamo però all’anno zero. Per questo, il censimento delle buone pratiche (quinta tappa) darà voce e luce a tutte le esperienze economiche, amministrative ed ecclesiali che promuovono l’ecologia integrale. Il bene è già presente. Ci sono realtà attive in tutti i territori: far emergere la loro profezia significa diventare sentinelle del domani.

Taranto non si annuncia come un evento celebrativo. Il primo incontro post Covid-19 (così speriamo!) della Chiesa italiana intende caratterizzarsi per lo stile sinodale. Uno dei segni efficaci della sinodalità si realizzerà nel coinvolgimento dei giovani. Non mancheranno eventi preparatori in cui saranno impegnati imprenditori, cooperatori, docenti universitari, formatori e il variegato mondo dell’associazionismo. L’ecologia integrale diventerà realtà solo in una coraggiosa conversione del cuore. A Taranto non andranno tutti fisicamente. Tutti, però, sono attesi sulla strada che conduce a Taranto.

Nessuno si senta escluso.

 

Pubblicato in Orientamenti Pastorali n.12/2020 

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