Si è svolto sabato 29 novembre, a Catania, il convegno regionale “Partecipazione e corresponsabilità per dare speranza alle emergenze della Sicilia”, un appuntamento nato per dare continuità al cammino avviato con la Settimana Sociale di Trieste. L’iniziativa è stata promossa dall’Ufficio regionale per i Problemi sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale siciliana (CESi), in collaborazione con l’Osservatorio Giuridico, il Laboratorio Sociopolitico e la Consulta regionale delle Aggregazioni Laicali: una rete costruita per affrontare insieme questioni che toccano profondamente la vita dell’Isola.
“Si è pensato di creare una sinergia tra vari soggetti, così da portare avanti insieme tematiche che per noi in Sicilia sono oggi più che mai emergenze”, spiega Luisa Capitummino, direttrice dell’Ufficio regionale e coordinatrice della giornata. E proprio per favorire questo confronto, è stato scelto il metodo delle piazze della democrazia, ereditato dalla Settimana Sociale di Trieste: tre spazi di dialogo paralleli, in cui i partecipanti hanno potuto vivere un confronto diretto e operativo. “Tutti si sono sentiti di voler intervenire: nessuno è rimasto spettatore. È stato un momento molto bello e sempre propositivo”, racconta Capitummino.
La giornata si è aperta a Palazzo della Cultura con la preghiera e i saluti dell’arcivescovo Luigi Renna, del presidente della CESi, Mons. Antonino Raspanti, del delegato per il laicato Salvatore Rumeo e del sindaco di Catania Enrico Trantino. A introdurre il tema è stato poi il Vescovo Giuseppe Marciante, delegato regionale per la pastorale sociale, che ha chiarito il senso del percorso: “Il convegno è in continuità con la Settimana Sociale di Trieste e vuole essere un esercizio di democrazia, perché la democrazia non si fa solo nelle aule parlamentari o dei comuni, ma tra la gente». Da qui la scelta di partire dai problemi concreti: «Si tratta di conoscere la problematica, esaminarla e nello stesso tempo trovare delle soluzioni o indicarle a chi governa la Regione o le nostre città”.
Le tre piazze della democrazia (clicca qui per scaricare la scheda) hanno approfondito alcuni nodi decisivi. La prima ha affrontato la questione del lavoro: disoccupazione, lavoro nero, sfruttamento, rischi e morti sul lavoro. “Il problema del lavoro – ha ricordato Marciante – è segnato dalla disoccupazione da una parte e dal lavoro nero dall’altra, oltre ai rischi sul lavoro e alle morti sul lavoro”. La seconda piazza si è concentrata sullo spopolamento delle aree interne, tema già a lungo discusso nella pastorale sociale siciliana ma ancora in attesa di risposte operative: “Ancora mancano proposte concrete: si tratta di portare in piazza proposte per sollevare le aree interne dallo spopolamento”, ha osservato il Vescovo. La terza piazza ha affrontato l’emergenza idrica: “Abbiamo avuto momenti drammatici per la mancanza d’acqua. Si pone il problema: la Sicilia va verso la desertificazione oppure c’è una cattiva amministrazione delle riserve d’acqua?”.
Sullo sfondo, il metodo sinodale ha plasmato l’intera giornata. Monsignor Renna, richiamando l’esperienza di Trieste, ha ricordato che “il metodo sinodale non è solo rilevazione di problemi: è anche rilevazione di idee che, se vissute insieme, permettono di percorrere una stessa strada”. E ha aggiunto: “Contenuti senza metodo non passano nella nostra vita; e un metodo senza contenuti sarebbe vuoto”. Monsignor Rumeo ha ampliato l’orizzonte: “Non basta delegare e non basta lamentarsi: occorre mettersi in cammino insieme, con responsabilità e passione civile. Libertà e responsabilità, pluralismo e solidarietà, autonomia e legame sociale non sono elementi in tensione, ma dimensioni inseparabili di un’unica visione”.
Nel pomeriggio, al Museo Diocesano, la tavola rotonda su povertà educativa, violenza giovanile e periferie ha toccato una delle ferite più dolorose delle città siciliane. Marciante ha sottolineato il nesso tra formazione e democrazia: “Senza alfabetizzazione e senza cultura l’uomo non ha gli strumenti per poter esercitare il proprio diritto democratico”. L’evasione scolastica e la marginalità educativa compromettono infatti la crescita sociale e civile delle nuove generazioni.
Il bilancio, per Capitummino, è pienamente positivo: la partecipazione ampia, il confronto autentico e la qualità dei contributi confermano che il metodo funziona. Ora inizia il tempo della sintesi e delle scelte: la Commissione regionale e gli organismi coinvolti raccoglieranno quanto emerso nelle piazze e nella tavola rotonda per delineare le prossime azioni, sia a livello regionale che diocesano. Perché, conclude Capitummino, “solo insieme possiamo davvero dare speranza alle emergenze della nostra terra e costruire un cammino di sviluppo umano, solidale e sostenibile”.
Andrea Canton

