La crisi energetica innescata dall’attacco statunitense all’Iran e dal successivo blocco dello stretto di Hormuz riporta in primo piano una verità scomoda: la dipendenza dalle fonti fossili continua a strangolarci. Ne abbiamo parlato con Leonardo Becchetti, economista, già membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. “Papa Francesco era stato buon profeta”, esordisce Becchetti. “Nella Laudato si’, quasi 10 anni prima, aveva detto che bisognava abbandonare le fonti fossili senza indugi”. Non solo per ragioni climatiche e di ecologia integrale, ma oggi anche per motivi strategici: “la dipendenza dalle fonti fossili finisce ogni volta per strangolarci con questi aumenti dei prezzi che non gestiamo”. Quanto accade nello stretto di Hormuz ricorda da vicino la crisi OPEC di fine anni Settanta e quella del gas seguita all’attacco russo all’Ucraina. “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”, osserva Becchetti: per la terza volta siamo esposti allo stesso shock.
A chi obietta che le rinnovabili ci consegnerebbero a una nuova dipendenza, questa volta dalla Cina e dalle terre rare, Becchetti risponde senza giri di parole: “Sono accuse ridicole”. E spiega: “Quella delle fossili è una dipendenza momento per momento nell’erogazione della benzina”. Con le rinnovabili invece, “una volta fatto l’investimento per l’impianto che ci dura per 20-30 anni”, il sole e il vento “non li paghiamo a nessuno”. Il dato di fatto è che “l’Italia sta pagando il costo più alto dell’energia in tutta Europa”. Una zavorra per le bollette delle famiglie e per la competitività delle imprese. “Il Portogallo è arrivato all’80% delle rinnovabili, la Spagna sta molto più avanti di noi”. In quei Paesi ci sono molti momenti della giornata in cui “il prezzo spot dell’energia va a zero, diventa addirittura negativo”. Quando entra il gas, invece, i prezzi schizzano e dipendono da ciò che accade a Hormuz.
Sul piano globale Becchetti si dice “straordinariamente ottimista”: lo scorso anno “più del 90%” della nuova capacità installata nel mondo è venuta dalle rinnovabili, anche in Texas e California. Trump, secondo l’economista, “è un prodotto, è un rigurgito giurassico del mondo delle fonti fossili che lo ha pesantemente finanziato in campagna elettorale”, ma “tecnologia e mercati vanno in un’altra direzione”. Il problema vero è perché in Italia si vada così piano, quando avremmo “calci di rigore a disposizione” non sfruttati dal governo.
A partire dalle Comunità Energetiche Rinnovabili, lanciate proprio dalla Settimana Sociale di Taranto: oggi se ne contano “più di 600” in tutta Italia, e ci sono “300 gigawatt di progetti pronti che aspettano l’approvazione”, fermi davanti a una Commissione di Valutazione Impatto Ambientale “troppo lenta”, che “va assolutamente aumentata e potenziata”. Servono poi lo sconto immediato in bolletta per l’autoconsumo, come prevede la direttiva europea, e una legge sull’obbligo di pannelli fotovoltaici nei grandi parcheggi sul modello francese. Misure semplici che “libererebbero le energie imprenditoriali e produttive del nostro paese” con “effetti positivi su prezzi, lotta alla povertà e competitività delle imprese”. Sul fronte sociale, Becchetti rilancia il ritorno “a una misura universale di lotta alla povertà”: “solo il 40% degli aventi diritto chiede l’assegno di inclusione”, perché manca chi accompagni le persone. Da qui la proposta degli “angeli sociali”, un rapporto uno a uno di cui il mondo cattolico può farsi portatore.
Andrea Canton

