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Settimane Sociali

Da Trieste a Reggio Calabria: percorsi generativi per la società

Da Trieste a Reggio Calabria: percorsi generativi per la società

La presentazione del volume con i lavori della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, avvenuta il 12 giugno  presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, è stata l’occasione per rilanciare il cammino avviato a Trieste e dare voce a esperienze e visioni capaci di generare partecipazione e futuro, a partire dai territori. Dopo i saluti dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Fortunato Morrone, e del presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, mons. Luigi Renna, si sono susseguiti gli interventi di Giusy Princi, europarlamentare; Giuseppe Marino, consigliere metropolitano; Giorgio Marcello, docente Unical; e Magda Galati, direttrice dell’Istituto socio-politico “Mons. Lanza”.
“Cosa fa Dio dalla mattina alla sera? Si interessa di noi”, ha esordito mons. Morrone, evidenziando che “se i cristiani si interessano alla vita sociale, lo fanno in forza della loro fede”. Un’esortazione a non delegare la speranza, ma a renderla concreta e collettiva. Reggio Calabria è stata scelta – ha ricordato Renna – come una delle tre tappe simboliche per la diffusione dei lavori di Trieste. “Quella della Settimana Sociale non è un’esperienza congressuale, ma un processo”, ha sottolineato Renna. “Abbiamo voluto avviare percorsi nei territori e questi stanno continuando: oggi la questione sociale è quella della partecipazione e della democrazia in un tempo di policrisi, in cui la coesione è a rischio. Ecco perché dobbiamo essere seminatori di cambiamento, come ci ricorda il magistero di Papa Francesco”.
Dal Parlamento europeo, Giusy Princi ha proposto un’ampia riflessione sul nesso tra partecipazione e democrazia, citando anche l’emergenza educativa, la sfida della digitalizzazione, i flussi migratori e la possibilità di trasformare lo spopolamento delle aree interne in una risorsa: “L’inclusione e l’accoglienza non sono accessori della democrazia: ne sono il fondamento. Per questo servono reti territoriali, luoghi di orientamento e speranza, soprattutto per i giovani”.

Il consigliere metropolitano Giuseppe Marino ha raccontato l’esperienza della rete di amministratori che, a partire da Trieste, ha continuato il confronto in Calabria: “La nostra democrazia ha bisogno di cure. C’è una degenerazione della rappresentanza, un distacco dai territori, un’astensione dilagante. Ma ci sono anche esperienze che generano: come Camini, o il lavoro dell’Associazione Italiana Persone Down per il voto, o il coinvolgimento dei neodiciottenni nelle scuole. È tempo di costruire, non di rassegnarsi”.
Il sociologo Giorgio Marcello ha richiamato la necessità di un’alfabetizzazione politica intenzionale, capace di restituire ai giovani il senso della partecipazione: “Non basta sperare individualmente: bisogna creare luoghi in cui la speranza sia un esercizio collettivo, fatto di ascolto, sogni e azioni condivise. Il futuro non è solo previsione, è anche possibilità. E questa possibilità si costruisce dal basso”.
Magda Galati ha riletto l’esperienza di Trieste come modello di democrazia sostanziale: “Abbiamo sperimentato un metodo in cui l’ascolto e la parola data a tutti non erano finzione, ma processo reale. La partecipazione ha bisogno di strutture e visione, non può essere solo spontaneismo. Serve un’architettura della politica che custodisca la complessità, valorizzi le differenze e non si rassegni alla logica del nemico”.
In chiusura, Sebastiano Nerozzi ha ricordato che “i lavori di Trieste sono affidati alle diocesi, alle comunità locali, ai territori”. Un processo generativo non si controlla, si accompagna. E a Reggio Calabria si è visto: il cammino continua.

Andrea Canton