Al cuore della Democrazia

Settimane Sociali

BOLOGNA 07-10-2004 44 8 SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI

Democrazia e pace: cosa ne pensano gli italiani?

La sfiducia cresce, la distanza aumenta e il senso di declino sembra diventare una lente attraverso cui molti italiani guardano alla realtà. È questa la fotografia che emerge dalla terza rilevazione dell’Osservatorio sullo Stato della Democrazia, promosso da Polidemos e Ipsos Doxa. Ma dentro questo quadro complesso, persino “invernale”, compaiono anche segnali di vitalità, domande nuove e richieste di protagonismo che non possono essere ignorate. Lo conferma Andrea Scavo, Direttore Public Affairs di Ipsos Doxa, che abbiamo intervistato per comprendere meglio cosa stia accadendo nel Paese.
Il primo dato che colpisce è il paradosso fra crescente sfiducia e aumento dell’interesse verso i temi politici. L’attenzione sale nei momenti più vicini ai cicli elettorali, ma ciò avviene in un contesto di malessere più profondo. Scavo spiega che “la politica non è più vista come il luogo dove vengono prese le decisioni che contano davvero”. Per molti italiani, il potere decisionale si è spostato altrove: economia globale, mercati internazionali, dinamiche sovranazionali. Aumenta così la sensazione che la politica parli molto e incida poco, e con essa cresce la percezione di un divario strutturale fra cittadini ed élite. Oltre tre quarti degli intervistati condividono questa lettura.
A questo si aggiunge un altro elemento significativo: la crisi della fiducia nei media. Il 68% degli italiani ritiene che le notizie vengano distorte intenzionalmente, contribuendo a un clima generale di sospetto che va oltre il giudizio sul sistema politico. Le “sindromi” già emerse nelle rilevazioni precedenti – sfiducia sistemica, antipolitica, radicalismo e pulsioni autoritarie – trovano così nuova conferma. È un disagio che tocca istituzioni, informazione, società e futuro delle nuove generazioni.
Eppure, proprio dentro questa fragilità, si intravedono elementi di speranza. Scavo evidenzia che la risposta degli italiani non va nella direzione di modelli meno democratici: “La soluzione non è meno democrazia, più autocrazia, più concentrazione di poteri”. Al contrario, prevale il desiderio di più partecipazione e di strumenti più forti di democrazia diretta. È significativo che, pur giudicando insoddisfacente il funzionamento attuale della democrazia, la maggioranza non cerchi scorciatoie autoritarie. La ricetta individuata dagli intervistati punta su riforme graduali, maggiore inclusione e una più solida qualità democratica.

Il tema della pace, oggetto specifico di questa rilevazione, conferma ulteriormente la complessità del quadro. Quando si chiede agli italiani chi contribuisca realmente alla costruzione della pace, al vertice non compaiono istituzioni politiche o governi. La credibilità si sposta altrove: associazioni di volontariato, Onlus, mondo cattolico e università. Tutti attori percepiti come capaci di lavorare sulle relazioni, sul dialogo, sui ponti tra culture e società. È significativo che i partiti politici si fermino al 4%, mentre volontariato e Chiesa cattolica toccano il 22%. La società civile appare quindi più affidabile della politica istituzionale nel costruire percorsi di riconciliazione.
Interessante anche la prospettiva delle giovani generazioni. Scavo parla di una visione “più rousseauniana”, nella quale GenZ e Millennials attribuiscono maggior valore al ruolo delle istituzioni sovranazionali, alle regole e alle sanzioni come strumenti per la pace. Per i più giovani, la cooperazione internazionale, la diplomazia e l’interdipendenza economica sembrano percorsi più praticabili e promettenti rispetto a un modello fondato soltanto sulla diffusione della democrazia.
Nell’ultima parte dell’intervista emerge una riflessione di ampio respiro. Se l’Occidente vive una fase di “decadenza percepita”, la risposta per gli italiani non è chiudersi, ma ricostruire fiducia e prossimità. Serve rimettere al centro la partecipazione, il coinvolgimento dei cittadini, la capacità delle comunità di ascoltare il disagio e trasformarlo in un cammino condiviso. Università, società civile e realtà associative vengono indicati come spazi privilegiati per riattivare legami e ridurre la frattura fra popolo ed élite.

Andrea Canton