Si è conclusa domenica 12 aprile a Roma, alla Casa Juan de Ávila, la due giorni “Un cuore disarmato per la democrazia”, promossa dal Comitato per le Settimane Sociali dei Cattolici in Italia e dedicata ai giovani under 35 che avevano partecipato alla 50ª Settimana Sociale di Trieste. Al centro dei lavori, guidati da Giovanni Grandi dell’Università di Trieste, il nesso tra pace e democrazia a partire dal richiamo di Papa Leone XIV alla “globalizzazione dell’impotenza”. “Abbiamo ripreso il tema della democrazia legato alla grande questione della pace del nostro tempo – ha spiegato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI – a partire da un’espressione di Papa Leone, quella globalizzazione dell’impotenza che spesso verifichiamo tutti: abbiamo grandi problemi davanti ai quali ci sentiamo così piccoli che diciamo, alla fine, non possiamo far nulla. Davanti a questa tentazione abbiamo lavorato per dirci come la pace sia frutto di tante scelte possibili, quotidiane, ordinarie”.
Il metodo di lavoro ha ripreso quello sperimentato a Trieste: partenza dall’ascolto personale, condivisione in terne, elaborazione di proposte concrete. “I giovani – ha osservato Grandi – sono stati capaci di codificare step concreti, cose da poter fare già da domani nelle diverse realtà. Il nostro obiettivo era decostruire il senso di impotenza e capire dove abbiamo possibilità di manovra”. Tra gli esercizi elaborati: tavoli di ascolto con giovani disoccupati italiani e stranieri, percorsi intergenerazionali di partecipazione civica, “sportelli d’azione” nelle periferie, pratiche di role reversal per gestire conflitti latenti, ma anche gesti minimi come “proporre un caffè a tema a una persona con cui si fatica a dialogare” – come emerso dal gruppo che ha lavorato sulla “logica del fare” che satura i contesti.
Tredici le terne al lavoro, tredici i “luoghi dell’impotenza” identificati: dalla frammentazione del pensiero sociale allo spopolamento giovanile, dalla difficoltà di trovare lavoro per stranieri e giovani alla rassegnazione di fronte all’individualismo, fino alla stagnazione dei conflitti latenti nelle comunità. “Di fronte all’indifferenza – ha sintetizzato un gruppo – ritrovare potere significa ripartire dall’educazione e dalle giovani generazioni, cambiando la cultura”.
Decisivo il richiamo metodologico di Grandi, che ha insistito sulla necessità di una “giusta misura” del potere di cui realmente si dispone, attingendo alla lezione di Tommaso d’Aquino: il potere umano è pensato a immagine di quello divino, ma segnato dal limite. Non è possibile compiere tutto il bene di cui intuiamo il bisogno. Senza questa consapevolezza, delusione e senso di impotenza rischiano di imporsi e di bloccare le iniziative. “Discernimento – ha insistito il docente – è toglier . Togliere, perché se riusciamo a togliere sappiamo anche creare uno spazio per aggiungere. Tante volte nelle nostre realtà aggiungiamo belle cose da fare, immaginando che il nostro potere sia smisurato”.
La due giorni si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente della Commissione CEI per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace. Nell’omelia Renna ha offerto una lettura del Vangelo di Giovanni 20 come “cammino del disarmarsi di Cristo”, che dal Giovedì Santo conduce al “Pace a voi” del Risorto: “Chi porta la pace che Cristo porta è una persona che si ferisce in una maniera molto seria. Preferisce ferirsi piuttosto che ferire”. E ha ripreso don Tonino Bello: “La pace non è un vocabolo, ma è un vocabolario”.
Ai partecipanti sono stati consegnati gli Atti della 50ª Settimana Sociale e il documento CEI Educare a una pace disarmata e disarmante (dicembre 2025). “Le Settimane Sociali continueranno – ha concluso Grandi –: è una storia che prosegue, un processo che cammina insieme”.
Andrea Canton
Vedi la puntata di “In Cammino” – TV2000

