Ottant’anni dopo la redazione del Codice di Camaldoli, un gruppo di studiosi, economisti, teologi e rappresentanti del mondo associativo ha lavorato a un nuovo documento, il Codice per una nuova Europa. Lo scorso 18 ottobre all’Angelicum di Roma, si è tenuta una nuova presentazione. Tra i relatori del convegno, il giornalista e direttore della Fondazione Achille Grandi, Claudio Sardo, che ha richiamato l’urgenza di un rinnovato impegno politico e culturale dei cattolici dentro il progetto europeo.
“Non siamo così presuntuosi da immaginare che si possa ripetere un’esperienza tanto straordinaria come quella del 1943”, premette Sardo. “Però – aggiunge – c’è un parallelismo interessante: allora come oggi c’è la consapevolezza di essere in un cambiamento d’epoca, in un passaggio storico in cui cambiano molti dei paradigmi politici, sociali e istituzionali”.
Il nuovo Codice, spiega, “nasce da una convinzione: oggi siamo di fronte alla necessità di un salto in avanti dell’Europa. O in tempi rapidi l’Europa acquisisce la piena consapevolezza che solo unita può dire la sua nel mondo, oppure rischiamo di consegnarci a un declino inesorabile”. Da qui la proposta di un documento “molto complesso ma molto coraggioso”, che chiede di superare le alcune lentezze: “se non si riescono a modificare i trattati, se non si riesce a togliere il diritto di veto, è necessario che alcuni Stati prendano l’iniziativa, così come avvenne all’inizio degli anni ’50, quando sei Paesi cominciarono da soli il percorso della Comunità europea”.
Il testo, continua Sardo, “disegna come allora i contorni dell’Europa che vogliamo”. Non basta fare l’Europa, “bisogna farla bene, metterci dentro contenuti essenziali: la pace, i diritti, l’uguaglianza, la sostenibilità, l’economia solidale, l’inclusione, la difesa europea intesa non come potenza ma come garanzia di pace e cooperazione”. “L’orizzonte è la pace, l’orizzonte è la cooperazione, l’orizzonte è il multilateralismo. L’Europa deve essere uno strumento per la distensione, non per la competizione tra potenze”.
Per Sardo, il contributo che nasce a Camaldoli ha anche un forte valore ecclesiale e civile: “è nato sotto l’impulso del cardinale Zuppi, che per primo disse: ‘è tempo di costruire una Camaldoli europea’. I cattolici italiani non devono perdersi a cercare la centralità perduta di un tempo, ma esprimere con coraggio le proprie opinioni nell’Europa di oggi”.
Questo significa riscoprire le radici evangeliche e tradurle in proposte concrete: “abbiamo bisogno di contenuti forti che abbiano un riscontro nella radice evangelica che ispira la nostra azione. Fare l’Europa oggi a qualunque condizione, perché senza l’Europa si muore. Fare un’Europa che mantenga diritti, uguaglianza, libertà, limiti del potere, proiezione verso la pace e la cooperazione, attenzione alla vita e coesione sociale”. Il documento, prosegue, “supera anche la malinconia per il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa. Cerca di delineare i tratti di un umanesimo europeo moderno, senza rancori, in cui i credenti possano vedere riconosciuti i propri valori: libertà, fraternità, uguaglianza”.
La fraternità è la parola rilanciata con più forza: “accanto a libertà e uguaglianza, che hanno avuto successo nel secolo passato, la fraternità – osserva – è stata meno valorizzata. Ora viene riproposta insieme all’ecologia integrale, contributo che Papa Francesco ha dato all’umanità, perché la sostenibilità ambientale è anche equilibrio sociale”.
L’Europa, dunque, come spazio in cui le diversità convergono e si difendono insieme i valori della persona e della comunità. “Immaginare che un Paese, anche il più ricco o militarmente forte, possa da solo affrontare i problemi globali è un’illusione. È ora di smetterla di tapparsi gli occhi e illudersi che il passato ritorni: il passato non ritorna. O siamo così intelligenti, forti e coesi da compiere questo salto, oppure rischiamo di compromettere il futuro delle generazioni che ci seguiranno”.
Per Sardo “il seguito del Codice è discuterlo nel nostro Paese, nelle comunità, nei territori, farne uno strumento di riflessione il più ampio possibile e portarlo al confronto europeo”. “Dire che l’Europa è una priorità – conclude – è già una sfida enorme. Io non credo a una riedizione di partiti cattolici, ma credo nella necessità di una presenza coraggiosa e coerente dei cattolici con i propri principi. L’unica cosa che non possiamo fare è disimpegnarci. I cattolici non possono fuggire dalla politica: devono tornare a costruire una società migliore, adeguata al tempo che viviamo”.
Andrea Canton

