Al cuore della Democrazia

Settimane Sociali

Trieste, 4 luglio 2024.
50a edizione della Settimana Sociale dei cattolici Italiani, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei).
I Laboratori della Partecipazione

L’alfabeto della partecipazione: un percorso per giovani cittadini consapevoli

“Dopo Trieste, non ci siamo fermati”, ha esordito Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato delle Settimane Sociali, aprendo l’ottavo webinar dedicato alla presentazione della nuova scheda metodologica. Il titolo? “L’alfabeto della partecipazione”. Un nome che è già un programma: costruire con i giovani un lessico comune della cittadinanza, attraverso percorsi di formazione pensati per scuole, parrocchie, associazioni.
Il tema dei giovani è emerso “in modo molto forte” durante la Settimana Sociale di Trieste. “Oltre il 43% delle proposte emerse nei laboratori riguardano il mondo giovanile”, ha ricordato Nerozzi. E non si tratta solo di ascolto, ma di protagonismo: “abbiamo sentito l’urgenza di creare spazi di partecipazione, di responsabilizzazione, di esperienze anche limitate di vita comunitaria”.
Gabriella Calvano, ricercatrice di pedagogia e membro del Comitato, ha raccontato il lungo lavoro di coinvolgimento iniziato dopo Taranto e proseguito fino a Trieste: “i giovani sono stati informati, ascoltati, coinvolti in tutti i passaggi. Hanno sperimentato in anteprima il metodo sviluppato con Giovanni Grandi. A Roma, durante ‘Al cuore della democrazia Young’, ci hanno dato opinioni, contributi, energie”.
“Trieste non è stato un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio”, ha sottolineato Calvano. “I giovani hanno animato le piazze della democrazia, sono tornati nelle diocesi con la voglia di continuare. Ora, con questa scheda, mettiamo a disposizione un percorso concreto, modulare, flessibile”.
Il cuore dell’incontro è stato l’approfondimento del progetto “Piccole Officine Politiche”, nato nell’arcidiocesi di Torino. Alessandro Svaluto Ferro, direttore della Pastorale sociale torinese, ha precisato: “non proponiamo un modello da replicare, ma una metodologia da adattare. Le parole chiave sono ‘personalizzazione’ e ‘flessibilità’”. L’obiettivo è duplice: “preparare i giovani alla partecipazione politica, avvicinarli alla democrazia come spazio di dialogo e confronto”.
Giulio Donato, giovane formatore del progetto, ha raccontato con passione il lavoro quotidiano nelle scuole: “intercettiamo ragazzi tra i 17 e i 18 anni, spesso vicini al primo voto. E il primo muro è la sfiducia. Quando chiediamo: ‘Se ti dico politica, pensi a…’, le risposte sono ‘corruzione’, ‘ladri’, nomi di leader. La politica è percepita come lontana, sporca. Ma poi, durante il percorso, qualcosa cambia”.
I sette incontri proposti dalla scheda seguono una logica progressiva. Si parte da un incontro introduttivo, dinamico e interattivo, per rompere il ghiaccio. Poi si affrontano i temi dell’informazione digitale, dei valori, della democrazia, anche attraverso dei giochi. “Facciamo costruire il politico peggiore e poi il valore più importante. È un gioco, ma tira fuori pensieri profondi”, ha spiegato Svaluto Ferro.
Il clou arriva con il Consiglio comunale simulato. “Dividiamo la classe in maggioranza e opposizione. Gli diamo programmi elettorali fittizi. Devono argomentare, mediare, votare. Capiscono che fare politica è complicato, ma possibile”, ha detto Donato. “E quando possiamo, portiamo questi incontri nelle vere sale consiliari, per rendere l’esperienza ancora più reale”.
La scheda invita a valorizzare anche i momenti conclusivi: una valutazione non tanto “scolastica”, quanto espressiva: “chiediamo di scrivere testi, produrre podcast, elaborare contenuti. Così i ragazzi lasciano un segno, e si portano via un’esperienza”.
Il progetto ha funzionato bene anche in contesti associativi e parrocchiali. Ma, ha sottolineato Svaluto Ferro, “nelle scuole pubbliche, paradossalmente, troviamo maggiore apertura. Se la proposta è laica, inclusiva, fondata sul bene comune, la collaborazione è possibile”.
Calvano ha chiuso il webinar con un invito: “La politica oggi genera sfiducia. Ma se iniziamo da questi percorsi, se li facciamo bene, possiamo aiutare i nostri ragazzi non solo a capire la politica, ma a desiderare di cambiarla”. Perché, in fondo, l’alfabeto della partecipazione inizia da qui: da un primo passo condiviso. Da un “noi” che educa, ascolta, sogna. Insieme.

Andrea Canton