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Leggere la crisi dell’ordine globale attraverso la Dottrina Sociale

Leggere la crisi dell’ordine globale attraverso la Dottrina Sociale

Viviamo una primavera complessa per gli equilibri globali, segnata da tensioni crescenti e da un multilateralismo sempre più fragile. Ad analizzare le profonde trasformazioni in atto è il professor Mireno Berrettini, ordinario di Storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Al centro della sua riflessione c’è la consapevolezza che “l’ordine internazionale a cui siamo stati abituati a seguito della Seconda Guerra Mondiale e ancora di più dopo la fine della Guerra Fredda si è in profonda crisi”. In questo scenario non assistiamo solo all’emergere di nuove potenze che chiedono a gran voce una riscrittura delle regole internazionali, ma siamo di fronte all’azione senza precedenti di “un’egemone revisionista”. Gli Stati Uniti, avverte Berrettini, “si stanno rivoltando contro le regole che essi stessi hanno in gran parte definito”, mostrando un atteggiamento di progressiva chiusura e un’aperta opposizione anche verso i tradizionali alleati europei.

Quanto all’Europa, il professore utilizza un’efficace e severa immagine storica per descriverne la condizione di debolezza, paragonando la sua frammentazione politica all’epoca delle “poleis greche coi nostri piccoli stati nazione a cui siamo naturalmente abituati, che ci confrontiamo invece ai grandi imperi”. Per non rimanere inesorabilmente schiacciati dalle dinamiche delle superpotenze, gli europei dovrebbero “decidere seriamente di mettere in comune i nostri processi politici”, compiendo un vero salto qualitativo per superare l’orizzonte dello Stato nazionale, giudicato ormai del tutto inadeguato alle sfide contemporanee.

L’analisi si sposta poi sulle complesse dinamiche interne al mondo statunitense, recentemente segnate dalle aspre polemiche di alcune frange politiche nei confronti del magistero per la pace di Papa Leone XIV. Tali tensioni si spiegano alla luce di un profondo mutamento sociologico e spirituale in atto Oltreoceano. Berrettini nota, infatti, come “in una parte del cattolicesimo americano in qualche maniera si delinea un vissuto di fede e una proiezione sociale che bypassa la Dottrina sociale della chiesa”. Di fronte ai forti e continui richiami del Pontefice, prende forma un “modo muscolare, per così dire bellicista di vivere le relazioni internazionali, qualcosa che è sostanzialmente estraneo al magistero”.

In un mondo dominato dal ritorno alla logica delle spese militari, della competizione e della mera sicurezza statuale, sorge spontaneo interrogarsi sul ruolo dei credenti per arginare la corsa alla frammentazione globale. Il professore invita a non cedere al facile pessimismo, ricordando che “cultura della difesa è sicuramente anche cultura della pace” e che proprio attorno a un serio progetto comune di sicurezza l’Europa potrebbe innescare nuovamente il suo assopito processo di integrazione. Nonostante le evidenti criticità del momento e le paralisi di alcuni consessi diplomatici, le istituzioni internazionali “rimangono comunque importanti” per garantire uno spazio vitale di dialogo. L’impegno decisivo per il mondo cattolico, conclude Berrettini, deve essere quello di “fare comunità, di non disperderci, di mantenere l’attenzione sull’attualità internazionale attraverso le categorie del magistero, della Dottrina sociale della Chiesa”. È fondamentale, oggi più che mai, ricordare e testimoniare che “la realtà politica non può essere assolutamente ridotta alla dimensione della competizione, perché anche all’interno delle grandi competizioni, anche all’interno delle guerre e dei conflitti si possono generare dei processi di riavvicinamento”.

Andrea Canton