Al cuore della Democrazia

Settimane Sociali

Roma, 5 aprile 2024.
Don Bruno Bignami.

“Magnifica Humanitas”. Don Bignami: l’umano resta la vera ricchezza

Non è un’enciclica sull’intelligenza artificiale. È un’enciclica sull’umanità nel tempo dell’intelligenza artificiale. Don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per i problemi sociali e il lavoro, mette subito in chiaro la posta in gioco della prima enciclica di Papa Leone XIV.

Il testo si articola in due parti. La prima raccoglie il cammino della Dottrina sociale della Chiesa degli ultimi decenni; la seconda affronta “la persona umana al tempo dell’intelligenza artificiale”, intrecciando lavoro, comunicazione, verità contro le fake news e le nuove forme di schiavitù. Al centro, una domanda sul potere: “chi ha più potere e chi detiene il potere della proprietà di queste realtà” capaci di manipolare verità, comunicazione e lavoro.

Due icone bibliche guidano la riflessione. La sindrome di Babele, dove la torre “è un elemento di potere” costruito “attraverso una forma strumentale e di schiavitù delle persone”, e la via di Neemia, la ricostruzione delle mura di Gerusalemme “col contributo di tutti”. Don Bruno la applica ai dati: “i Big Data sono frutto del contributo di tutti”, ma la loro proprietà resta “in mano a pochi”. La logica del bene comune chiede che ciò che nasce da tutti torni “al servizio di tutti”.

Sul lavoro, a 135 anni esatti dalla Rerum Novarum, la sfida non è solo tutelare i posti ma “mantenere al centro il senso del lavoro”, perché “la differenza nei luoghi di lavoro la fa le persone, non la tecnologia”. Un lavoratore disabile, osserva, porta “ritmi diversi, magari meno veloci, ma più capaci di entrare in sintonia” con il valore di ciascuno.

Forte anche la riflessione sul limite, di fronte alle promesse di transumanesimo e post-umanesimo: “è proprio dell’uomo il limite, ma il limite è un’invocazione di apertura all’altro”. E le cicatrici, richiamate al numero 120, diventano ricchezza: “sono il segno che qualcun altro ci è venuto in soccorso”.

Resta la domanda sul futuro. Il dialogo con realtà come Anthropic è significativo, ma la voce critica “deve essere la voce della coscienza in partenza”, non un correttivo che interviene dopo. La misura dell’enciclica, conclude don Bruno, “la comprenderemo solo nella nostra capacità di umanizzazione”. Un testo che, come ha detto Luigino Bruni, è “una lettera d’amore della Chiesa al mondo di oggi”: può essere custodita e incarnata, oppure ridotta a “una serie di baci Perugina”, frasette slegate dalla relazione con l’altro.

Andrea Canton