Sono passati pochi giorni dalla pubblicazione della prima enciclica di Papa Leone XIV, dal titolo “Magnifica Humanitas”. Il documento affronta l’intelligenza artificiale interpellando direttamente la politica, l’economia e le relazioni. Ne abbiamo parlato con monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del comitato scientifico organizzatore delle Settimane Sociali.
“Ogni enciclica sociale affronta una questione sociale”, spiega monsignor Renna. “Papa Leone è voluto entrare proprio con tutto il cuore e con tutta l’intelligenza, in una questione che non riguarda solo un aspetto della vita del mondo contemporaneo, quella della comunicazione, perché si potrebbe pensare che l’intelligenza artificiale riguardi solo un ambito. L’intelligenza artificiale è una realtà pervasiva e quindi è una vera questione sociale che pone dei forti interrogativi”. L’enciclica pone un bivio radicale partendo dalle figure bibliche della torre di Babele e delle mura di Gerusalemme: “In questo momento con l’intelligenza artificiale noi possiamo costruire la città dell’uomo a misura d’uomo come direbbe Giuseppe Lazzati oppure contro l’uomo. Quindi la grande questione sociale oggi è l’uso dell’intelligenza artificiale a tutti i livelli”.
Il punto 181 dell’enciclica lancia un appello alla responsabilità condivisa contro l’accentramento di potere. Il primo passo, sottolinea l’arcivescovo, è assimilarne i contenuti facendoli circolare: “Questa enciclica, la Magnifica Humanitas, può diventare davvero la Magna Charta della custodia della persona umana in questo tempo dell’intelligenza artificiale. Io suggerisco a tutti quanti di regalarla anche a politici, di regalarla a studiosi nelle università, agli studenti stessi, perché se ne faccia un approfondimento a più voci”.
Papa Leone evidenzia snodi fondamentali per il nostro futuro. “Ci sono tre grandi questioni per custodire l’umano”, prosegue monsignor Renna. “La prima è quella della verità e quindi questa riguarda propriamente la comunicazione e riguarda anche il modo con cui noi facciamo delle scelte”. Il secondo punto “riguarda la questione del lavoro nella transizione digitale. Quello che si sta verificando è che molti lavori che ad un certo punto vengono sostituiti dall’intelligenza artificiale rischiano di scomparire, rischiano di impoverire l’umano, soprattutto se sono lavori di quello che una volta si chiamava l’impiego di concetto”. Infine emerge l’urgenza di “custodire la libertà contro la dipendenza e il controllo sociale”.
Gli strumenti digitali ridefiniscono le vulnerabilità delle persone, dal divario tecnologico alla sottomissione agli algoritmi. “Tutti possiamo diventare poveri o impoveriti di fronte a questa grande sfida perché rischiamo di perdere di umanità”, avverte il presule. “Pensiamo a quello che può accadere ad alcuni giovani che diventano man mano dipendenti, ad esempio, di atteggiamenti di violenza. Si impoveriscono moralmente”. Da qui scaturisce un mandato chiaro per formatori e istituzioni: “Si tratta di inventarsi davvero qualcosa di nuovo. Credo che questa sia una grande sfida che mette in moto i pedagogisti, gli educatori, che mette in moto tutti coloro che vogliono davvero custodire l’umano”.
Il Papa ha invitato a “disarmare” l’intelligenza artificiale per arginare le logiche di dominio. “Oggi abbiamo i nomi e cognomi di personalità che hanno ormai dominato, dominano la scena del controllo a livello mondiale con grandissimi fatturati”, riflette Renna. “Tutte queste persone hanno prima cercato un’alleanza nei potenti, l’hanno trovata, e adesso alcuni forse si stanno pentendo e si rendono conto che persino i loro disegni politici vengono bypassati o sono stati bypassati da questi grandi magnati”. Di fronte ai primi tentativi di normativa, serve un passaggio ulteriore: “Il problema poi è passare dalle grandi dichiarazioni a dei programmi. Non si tratta solo, appunto, di proibire, si tratta di educare”. Il traguardo finale incrocia direttamente il tema dell’ultima Settimana Sociale di Trieste: “Siamo disarmati perché vogliamo custodire l’umano nei nostri giovani, nei dibattiti pubblici, anche nella modalità, ecco, di utilizzare alcune strategie per il governo dei paesi. Custodire l’umano significa anche custodire in fondo la democrazia”.
Andrea Canton

