Al cuore della Democrazia

Settimane Sociali

Roma, 25 giugno 2025.

Camera dei deputati Sala della Regina convegno Democrazia è partecipazione. A un anno dalla Settimana sociale di Trieste, un percorso che continua

Sebastiano Nerozzi

Nerozzi: “Alfabetizzarci alla democrazia, tre punti su cui convergere”

“Ridare voce alla democrazia”: è il titolo che Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici, ha scelto per il suo intervento all’incontro promosso il 6 luglio all’Istituto Luigi Sturzo, a due anni dalla Settimana sociale di Trieste.
Nerozzi è partito da una fotografia impietosa della crisi di partecipazione: dall’80,5% di affluenza alle politiche del 2008 si è scesi al 63,9% del 2022, “il dato più basso nella storia della Repubblica”. Un trend confermato, anzi aggravato, nelle regionali e amministrative del 2025-2026, con l’affluenza scesa al 44,6% in Veneto, al 41,8% in Puglia, fino al 41% in Calabria. Fa eccezione il referendum sulla giustizia del marzo 2026, risalito al 58,9%: “segno che, quando una consultazione viene percepita come davvero decisiva, la partecipazione può tornare a crescere: la disaffezione non è un destino ineluttabile”. Un’astensione, ha sottolineato, che riguarda anche i cattolici praticanti: “Non possiamo raccontarci che il problema riguardi solo gli altri”.
Al centro della sua analisi, il bipolarismo italiano, che “dura tra alti e bassi da oltre trent’anni” e che rischia di produrre “una stabilità fine a se stessa: immobilismo sulle scelte di fondo, conflittualità più identitaria che di merito, marginalizzazione politica e sociale”. In questo scenario, ha avvertito, anche la presenza dei cattolici “rischia di cadere nell’irrilevanza”, perché “ben difficilmente riescono a esprimere una propria linea politica e culturale” distinta da quella dei partiti. La domanda decisiva, per Nerozzi, “non è quanti seggi occupano, ma quanto la loro presenza riesca ancora ad essere lievito nella pasta”.
Da qui il richiamo al metodo di Trieste, fondato su tre obiettivi: valorizzare la pluralità dei cattolici “senza appiattirla su un’unica voce”; trasformare la partecipazione sociale in partecipazione politica “nel senso più alto del termine”; costruire spazi di ascolto che sappiano generare processi duraturi. Un metodo sinodale che, ha spiegato, si ritrova oggi “nel lavoro redazionale sul Codice per una nuova Europa, nelle riflessioni del cosiddetto Piano B, nella rete degli amministratori attorno a Trieste”. L’obiettivo, ha detto citando il Presidente Mattarella, è “alfabetizzarci alla democrazia”, perché non vi siano più “analfabeti di democrazia”.
Nerozzi ha quindi indicato tre terreni concreti su cui il mondo cattolico può trovare convergenza “indipendentemente dalle appartenenze politiche di ciascuno”. Il primo è la legge elettorale, “un tema tecnico solo in apparenza, che decide in realtà quanto le persone si sentano rappresentate”. Il secondo è il voto a distanza, per “avvicinare al voto chi oggi ne resta escluso per ragioni di residenza, di lavoro, di salute”, tema su cui “mi pare difficile trovare ragioni serie di dissenso”. Il terzo è l’Europa, dove “la convergenza è già più avanzata di quanto si creda”, richiamando anche l’iniziativa promossa da monsignor Vincenzo Paglia come “un ulteriore segno di vitalità e di pluralismo”. Ha concluso invitando a proseguire “con prudenza, tenendo insieme tutte le presenze, senza forzare le une sulle altre”, in un percorso fatto di “processi aperti, spazi di dialogo e ricerca di convergenze”, capace di accogliere il pluralismo “come ricchezza” piuttosto che come ostacolo.

Andrea Canton