Sono pubbliche le proposte e le raccomandazioni portate a Trieste dai delegati che hanno partecipato ai laboratori della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, svoltasi dal 3 al 7 luglio 2024. Il documento — a cura di Giovanni Grandi, con Matteo Cremaschini, Paola Massi, Luca Micelli e Filippo Vanoncini — non è solo una raccolta di sintesi, ma una bussola interpretativa. Frutto di un intenso lavoro di ascolto, confronto e discernimento comunitario, il documento dal titolo “Partecipare in Italia” raccoglie 19 raccomandazioni e ben 230 proposte elaborate da oltre mille delegati provenienti da tutta la Penisola.
La vera innovazione della Settimana Sociale di Trieste è stata il metodo adottato: una dinamica di laboratori partecipativi basata sugli “Esercizi di discernimento in comunità”, messi a punto da Giovanni Grandi per promuovere una democrazia del confronto, del consenso, dell’ascolto e non dello scontro. Quarantaquattro gruppi di lavoro (i “circle”), composti da circa 24 partecipanti ciascuno, hanno affrontato le sfide della partecipazione democratica in ambito politico e sociale. L’obiettivo era duplice: far emergere una lettura condivisa delle difficoltà e far fiorire idee concrete per rispondere, dal basso, a una crisi della partecipazione sempre più evidente nel nostro Paese.
Dalle raccomandazioni — che mettono al centro la formazione socio-politica, il protagonismo giovanile, le pratiche di ascolto e la co-progettazione sui territori — emerge una fotografia del mondo cattolico italiano tutt’altro che stanca o ripiegata su sé stessa. Al contrario, il tessuto ecclesiale appare attraversato da vitalità, esperienze generative, desiderio di prossimità. Ma anche da domande irrisolte e consapevolezza dei limiti: su tutti, l’assenza di corpi intermedi capaci di fare da ponte tra cittadini e politica, e la fatica a coniugare la carità personale con la trasformazione delle strutture.
Le 230 proposte coprono ambiti come la comunità, la formazione, il lavoro, l’ambiente, le istituzioni e i beni comuni. Tra le più significative: percorsi di giustizia riparativa, comunità residenziali intergenerazionali per giovani, scuole socio-politiche diffuse, bilanci partecipativi, comunità energetiche rinnovabili come palestra di democrazia, e percorsi di accompagnamento per il reinserimento sociale dei detenuti. Idee che parlano di un’Italia possibile, vista dal basso e pensata a partire dalla prossimità.
Molte di queste proposte restano volutamente aperte, da completare e adattare nei contesti locali. Il report non offre ricette pronte, ma strumenti per attivare processi, generare domande, far emergere vocazioni comunitarie. Come ricordano le ultime pagine del documento, due interrogativi appaiono cruciali: “Come favorire nelle comunità cristiane pratiche di lettura delle situazioni socio-politiche alla luce del Vangelo?” e “Come mettere a sistema le tante esperienze locali affinché abbiano incidenza politica nazionale?”.
Tra le proposte più significative e strutturate c’è quella che riguarda l’attivazione di Patti di collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni. Questo modello, ispirato al paradigma dell’amministrazione condivisa promosso da Labsus, rappresenta una delle vie più promettenti per tradurre la partecipazione in esperienze concrete di corresponsabilità tra cittadini, istituzioni e comunità cristiane. I Patti — si legge nel report — possono diventare lo strumento operativo con cui diocesi, enti locali e terzo settore lavorano insieme alla cura del territorio, alla valorizzazione degli spazi pubblici, alla promozione del bene comune.
Il cammino iniziato a Trieste, insomma, non si conclude con la pubblicazione del report: è un processo da coltivare. Il testo, accessibile online, si rivolge a tutte le realtà ecclesiali, associative e civili che intendono fare della partecipazione non uno slogan, ma un impegno concreto, creativo e radicato nel Vangelo.
Andrea Canton

