Al cuore della Democrazia

Settimane Sociali

Il cammino delle Settimane Sociali arriva alla Camera dei Deputati

Il cammino delle Settimane Sociali arriva alla Camera dei Deputati

“Democrazia è partecipazione”: un principio che oggi va riscoperto, curato, rimesso in moto. È il messaggio che ha attraversato l’incontro del 25 giugno nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, nato come restituzione del percorso avviato con la 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, svoltasi a Trieste nel luglio 2024. Non un evento chiuso, ma un processo in corso, che ha già generato esperienze, strumenti e alleanze nei territori, intorno al tema decisivo della partecipazione. “I temi della democrazia e della partecipazione sono di innegabile attualità”, ha affermato la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, aprendo i lavori. Ha parlato di un salto d’epoca che richiede di esercitare nuovamente pensiero critico, e di un laboratorio — quello di Trieste — che ha scelto di partire dalle idee, dai territori, dai giovani. Ma anche dai numeri: “Tra il 2018 e il 2022 abbiamo perso nove punti di affluenza alle urne. Ci sono ormai maggioranze parlamentari che rappresentano una minoranza del Paese reale. L’astensionismo è anche una questione di classe: frutto di disillusione, rabbia, sfiducia”. Per questo, ha aggiunto, “non servono soluzioni da uomo solo al comando, ma una politica che assuma la questione sociale a perno del suo progetto di cambiamento”.
Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, ha riletto l’intero percorso come un processo che trova nel discernimento comunitario il suo metodo e nella Costituzione italiana la sua bussola. “Abbiamo voluto – ha detto – una Settimana che fosse fermento nella società, non solo un convegno ecclesiale. Il cuore della democrazia è malato, come ricordava Papa Francesco, perché produce scarti. E se non partecipo, qualcun altro decide per me”. Accanto all’enciclica Fratelli tutti e al magistero di Francesco, Renna ha indicato le nuove sfide della dottrina sociale della Chiesa: “la pace, la crisi ecologica, quella democratica, e il tema emergente dell’intelligenza artificiale”.
Nel suo intervento, il prof. Sebastiano Nerozzi (Università Cattolica di Milano), segretario del Comitato, ha offerto alcune “cartoline da Trieste” per raccontare lo spirito e i metodi della Settimana. Ha ricordato le parole del Presidente Mattarella come “una vera lezione costituzionale” e ha sottolineato come l’esperienza triestina abbia messo in luce forme nuove di partecipazione diffusa: piazze, villaggi, laboratori. Ma ha anche evidenziato due ostacoli concreti alla partecipazione politica: le liste bloccate della legge elettorale, che riducono il margine di scelta degli elettori, e la mancanza del voto a distanza, che rende difficile e costoso, per molti cittadini, l’effettiva espressione del voto. Il prof. Giovanni Grandi (Università di Trieste), membro del Comitato, ha illustrato i dati dei laboratori: 1174 delegati, 390 donne, 328 under 35, 44 tavoli di lavoro, 230 proposte. Ha spiegato che il metodo scelto non era quello della maggioranza, ma della “convalida”: cercare convergenze, non prevalenze. Tra le richieste emerse, la più forte è la formazione sociopolitica, seguita da una domanda di ascolto reale, coinvolgimento dei giovani, attenzione ai conflitti. Ma anche un dato allarmante: “La parola ‘partiti’ compare solo due volte nelle 230 proposte. C’è un vuoto nel luogo intermedio tra società e istituzioni”. Ha aggiunto: “partecipare è stancante. Perché è difficile, perché siamo diversi, perché non siamo abituati”. E ancora: “Per far funzionare la democrazia, dobbiamo “fare il pensare”, non solo agire. Non polarizzare, ma convalidare. Non competere, ma cooperare”. I senatori Graziano Delrio e Lucio Malan hanno accolto le proposte come stimolo e responsabilità. Delrio ha parlato di una politica che deve tornare a far sognare, riconoscendo nella pluralità “una ricchezza straordinaria”. Malan ha ricordato che la partecipazione è un obbligo morale per ogni credente, ma ha denunciato il rischio che “a guadagnarci siano solo i grandi gruppi di interesse, se la gente smette di votare”. Ha chiuso i lavori la prof.ssa Elena Granata (Politecnico di Milano), vicepresidente del Comitato. Con uno sguardo realistico ma fiducioso, ha raccolto le tensioni emerse nel percorso: “è emerso un grande desiderio di esserci, di partecipare, ma siamo sguarniti. Non sappiamo più come farlo, non abbiamo gli strumenti. Soprattutto: qualcosa si è rotto nel patto tra generazioni”. Ma proprio da qui nasce un appello forte: “la democrazia non è di una parte politica, è di tutti. Siamo responsabili di non perderne la bellezza”.

Andrea Canton

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