A due anni dalla Settimana Sociale di Trieste, le buone pratiche continuano a nascere e a mettere radici. Ne è un esempio “Trame di democrazia”, l’esperienza portata avanti quest’anno dalla pastorale giovanile della diocesi di Catanzaro-Squillace insieme al Progetto Policoro, raccontata da Francesco Costa, responsabile della pastorale giovanile diocesana.
Il percorso nasce “dal desiderio di accompagnare i giovani a diventare protagonisti della vita sociale, civile ed ecclesiale”, offrendo loro “gli strumenti per leggere la realtà” e per sentirsi parte attiva della comunità. Il riferimento di partenza è la Dottrina sociale della Chiesa, con i suoi temi cardine: la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione.
Alla base c’è una convinzione precisa: i giovani hanno bisogno “non solo di essere formati, ma soprattutto di essere ascoltati”. Per questo l’ascolto è stato la prima fase del cammino. “Troppo spesso si parla di loro senza coinvolgerli realmente, noi invece abbiamo scelto di metterli al centro del percorso”, sottolinea Costa.
Il progetto si è sviluppato in scuole pubbliche superiori, coinvolgendo circa cinquanta ragazzi di due classi. Niente lezioni frontali, ma laboratori, dibattiti e riflessioni condivise su temi vicini alla loro esperienza: la partecipazione alla vita democratica, la cittadinanza attiva, il lavoro, la cura dell’ambiente, l’inclusione sociale, la legalità, la responsabilità verso la propria comunità. “I ragazzi hanno dimostrato una grande capacità di analizzare la realtà” e di coglierne le criticità, esprimendo “il desiderio di vivere in una società più giusta”.
Centrale è stata la riflessione sulla partecipazione, sulla scia di Trieste: “la democrazia ha bisogno del contributo di tutti e che nessuno può sentirsi estraneo alla costruzione di questo bene comune”. Da qui anche quattro consegne affidate alle classi, su cui i ragazzi hanno lavorato con creatività, perché un giorno quelle idee possano concretizzarsi nel tessuto sociale.
L’esperienza ha confermato che “i giovani hanno molto da dire e soprattutto molto da dare”. Educare alla partecipazione, aggiunge Costa con un messaggio dichiaratamente cristiano, “significa davvero educare alla speranza”. Significativo che molti studenti, pur professandosi atei, abbiano colto l’importanza che la Chiesa si interroghi su questi temi.
Lo sguardo si allarga infine alle encicliche: «dalla Laudato si’ alla Magnifica humanitas di Papa Leone c’è un filo conduttore fantastico”, dove “non viene messa al centro l’intelligenza artificiale ma viene messa al centro la persona”. Ambiente e digitale sono i temi su cui i giovani offrono uno “sguardo di novità che non deve farci paura”.
“Piccoli semi che stanno piano piano crescendo”: già da settembre, in diocesi, partirà una nuova esperienza di formazione sociopolitica.
Andrea Canton

