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Settimane Sociali

Una nuova Camaldoli per l’Europa: il progetto del Codice europeo

Una nuova Camaldoli per l’Europa: il progetto del Codice europeo

L’Europa è ancora un progetto incompiuto. E proprio in questo tempo, prende forma un’iniziativa che punta a contribuire, dal basso, alla sua ricostruzione ideale: il Codice per una Nuova Europa. A promuoverlo è l’Associazione Nuova Camaldoli, insieme a un’ampia rete di realtà culturali, ecclesiali e civili. Un processo aperto, partecipativo, condiviso anche dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. “Questa idea è nata già nel 2023, nell’80° anniversario del Codice di Camaldoli”, racconta Paolo Magnolfi, presidente dell’Associazione Nuova Camaldoli. “In quell’occasione, il cardinale Zuppi espresse il desiderio che potesse esserci di nuovo una Camaldoli, a livello europeo, perché la situazione attuale dell’Unione è ancora in divenire. L’Europa non ha raggiunto quel modello immaginato dai padri fondatori, in particolare De Gasperi, Schuman e Adenauer”. Dopo un convegno a Firenze dedicato al tema dell’Europa, letta secondo il paradigma della complessità proposta da Mauro Ceruti ed Edgar Morin, l’Associazione ha incontrato nuovamente il cardinale Zuppi a gennaio 2025. “Ci ha incoraggiati a prendere una iniziativa per promuovere la Camaldoli Europea, a patto che il lavoro fosse ampio e coinvolgente, con l’apporto di molte associazioni e movimenti, non solo ecclesiali”. E così è stato. Alla piattaforma hanno aderito numerose realtà: “oltre ad associazioni cattoliche, ci sono il Movimento Europeo, il Movimento Federalista Europeo e altri soggetti laici che avevano già partecipato alle Settimane Sociali dello scorso anno”.
Il lavoro si è strutturato con metodo. “Da febbraio abbiamo inviato ai docenti e alle associazioni una serie di domande. Le risposte sono state raccolte e presentate in un primo webinar il 5 aprile. Da lì è nata una prima bozza di documento, che abbiamo discusso in un secondo incontro online, il 14 giugno. Ora siamo ripartiti con gruppi redazionali che lavoreranno nelle prossime settimane per completare ed estendere il documento”.
Il richiamo a Camaldoli, spiega Magnolfi, è tutto nel metodo e nello spirito: “immaginare una Camaldoli europea significa offrire un contributo che venga dal basso, dalla società civile, e che possa influenzare le istituzioni europee e i governi. Il completamento politico dell’Unione è ancora da realizzare. Se non ci sarà una politica estera comune e una difesa comune, l’Unione non potrà essere considerata un soggetto autorevole”.
Tra i nodi più significativi, ci sono l’identità culturale europea, la crisi ambientale, la governance democratica e la partecipazione dei cittadini. “Sono tutti temi già presenti nella bozza, ma che verranno approfonditi e completati attraverso i gruppi redazionali”.
L’obiettivo è europeo, non nazionale. “Abbiamo già coinvolto alcune realtà sovranazionali, come il movimento Insieme per l’Europa, che raccoglie circa 300 movimenti a livello europeo. E ci sono già docenti non italiani coinvolti. È chiaro che una maggiore europea costruita solo da italiani non avrebbe molto senso”. Un’Europa da costruire nel dialogo: “il nostro contributo si integra con quello del mondo laico. Non dobbiamo arroccarci su posizioni rigide, ma favorire un dialogo aperto, capace di ascolto reciproco e di riconoscere i valori presenti nelle varie culture. Il ruolo della cultura cristiana nello sviluppo della civiltà europea è indiscutibile, ma non si tratta di rivendicare una supremazia, quanto di offrire una presenza costruttiva”.
Il prossimo passo sarà la presentazione pubblica del documento, prevista per l’autunno. “Pensiamo di affiancare anche una versione sintetica del testo, in modo che possa essere più facilmente compreso e divulgato. L’obiettivo è che i cittadini prendano consapevolezza della propria responsabilità e della necessità di partecipare alla vita pubblica, a livello europeo”. In particolare, conclude Magnolfi, “crediamo che i giovani abbiano già una mentalità abituata a non considerare i confini nazionali. L’esperienza Erasmus e l’abitudine a muoversi liberamente li rendono naturalmente europei. Senza rinunciare alla propria identità, certo, ma con uno sguardo nuovo e più aperto sul futuro del continente”.

Andrea Canton