Il Pianeta che Speriamo

Ambiente, lavoro e futuro Taranto 21-24 ottobre 2021

Questione ambientale e sociale: serve uno sguardo unitario

Questione ambientale e sociale: serve uno sguardo unitario

Occorre passare “dall’individuo alla comunità, abbracciando le persone e l’ambiente che fa parte dell’esperienza e non è semplice contorno”. Ne è convinto mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, per il quale i cattolici possono e devono offrire “uno sguardo unitario sulla questione ambientale e sociale”.
“Prendersi cura è un modo per costruire il bene comune sociale che nel rapporto con l’ambiente diventa bene comune globale”, ha osservato mons. Santoro che, intervenendo alla presentazione dell’Instrumentum Laboris, ha fatto riferimento alla vicenda dell’ex Ilva ricordando che bisogna impegnarsi per “una produzione in cui l’ambiente non sia depredato e allo stesso tempo si salvaguardi la qualità lavoro e la realizzazione della persona”.
La Settimana Sociale, ha spiegato, “vuole essere un momento che riempie di speranza, specialmente nella difficoltà che stiamo vivendo”. “Il pianeta che speriamo – ha detto facendo riferimento al titolo del Documento – è in piena sintonia con quello che stiamo soffrendo a causa dell’emergenza sanitaria: il punto di partenza sono i volti di quelli che soffrono per il Covid e per l’inquinamento”. La Settimana Sociale “indica percorsi per svegliarci dal sonno, in quanto la questione della pandemia è come quella dell’ambiente”.  Ecco allora che l’Instrumentum Laboris “è fatto per interpellare le comunità, le parrocchie, le diocesi, per mettere in moto il mondo dei cattolici e intercettare le buone pratiche che già esistono”. Si tratta, ha rilevato mons. Santoro, di “un cammino sinodale”. Non è un caso, infatti, che alla fine del Documento siano riportate delle domande che “facilitano un dialogo e invitano a fare esperienza”. In questo confronto, ha evidenziato l’arcivescovo di Taranto, è fondamentale “valorizzare i giovani, come portatori di una nuova sensibilità, che uniscono la loro sensibilità alla bellezza del Vangelo” e “interloquire con il mondo della politica, con quello universitario e con le Istituzioni”.